“Quello che facciamo è soltanto una goccia nell’oceano, ma se non ci fosse quella goccia all’oceano mancherebbe”


Madre Teresa di Calcutta

domenica 31 gennaio 2010

LA REGIONE ABRUZZO MOBILITA I PROPRI VOLONTARI PER HAITI

A partire da mercoledi' 3 febbraio, 4 squadre composte da 5 unità di volontari della Protezione Civile della Regione Abruzzo raggiungeranno Haiti. Le squadre, richieste in data 29.01.2010 dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile raggiungeranno Santo Domingo, da dove verrano poi spostati via terra verso Haiti. Le squadre tecniche saranno formate da volontari esperti di logistica, di progettazione di tendopoli e da montatori in grado di istruire la popolazione locale nel montaggio delle tende e da coordinatori per gli altri interventi. Inoltre i volontari dovranno avere ottima conoscenza della lingua Inglese o Francese. Le squadre resteranno nel luogo del sisma per 15-20 giorni, prima di ricevere il cambio da altri volontari.

lunedì 11 gennaio 2010

L'ARCOBALENO TRACCIA IL BILANCIO DEL 2009

L’anno 2009 è da poco terminato, ed è tempo di tracciare i primi bilanci per l’associazione di Protezione Civile Arcobaleno O.N.L.U.S. di San Salvo. L’anno appena trascorso, è stato molto duro e impegnativo per l’associazione Arcobaleno soprattutto se consideriamo che è stata fondata qualche giorno prima del tremendo sisma che ha colpito L’Aquila e provincia. Dopo alcuni giorni dalla nascita, l’associazione è stata subito impegnata per l’assistenza di alcune famiglie aquilane ospitate sulla costa del Vastese e nella tendopoli di Coppito dove ha svolto servizio per oltre 55 giorni complessivi impiegando circa 400 volontari. Oltre al terremoto, l’associazione è stata impegnata anche in molteplici servizi di vario genere. Nel mese di Dicembre abbiamo aderito al progetto “Stappi…amo e Raccogli…amo” dell’Istituto Scolastico “G.Spataro” di Gissi, raccogliendo diverse adesioni fra i cittadini. Attualmente, i volontari dell’associazione sono impegnati presso l’Interporto di Avezzano, dove si sta provvedendo alla risistemazione di tutto il materiale di rientro dalle tendopoli dell’Aquilano. A breve partiranno anche i corsi per i nostri volontari, che toccheranno tutti i temi dal Primo Soccorso, agli interventi di Protezione Civile (terremoti, frane, alluvioni, ecc.) con maggiore spazio all’antincendio boschivo che per la Protezione Civile Arcobaleno rappresenta il fulcro centrale delle sue attività. Anche il numero degli iscritti è cresciuto sensibilmente, infatti ora l’associazione conta circa 35 volontari. Per il 2010, la speranza è quella di poter raggiungere gli obbiettivi prefissati e magari anche superarli come è già accaduto nell’anno 2009.

giovedì 10 dicembre 2009

La P.C. Arcobaleno aderisce alla raccolta tappi dell'Istituto Scolastico Spataro di Gissi "Stappi...amo e Raccogli...amo"

La Protezione Civile Arcobaleno di San Salvo, ha aderito al progetto dal titolo “Stappi…amo e Raccogli…amo” promosso dalla scuola “Spataro” di Gissi. L’iniziativa, consiste nel raccogliere dei semplici tappi di plastica che, nel mese di maggio verranno consegnati dalla scuola di Gissi ad una ditta che li acquisterà come materiale plastico riciclabile. Il ricavato della vendita dei tappi, verrà donato nel corso di una manifestazione pubblica all’A.I.R.C. (Associazione Italiana Ricerca Cancro).La Protezione Civile Arcobaleno, ha deciso di partecipare all’iniziativa poiché essa tocca due temi sensibili per l’associazione, infatti questo progetto oltre a svolgere un’importante azione ambientale prevede un grosso contributo dal punto di vista sociale dato che il ricavato sarà devoluto ad un’importante associazione come l’A.I.R.C.
Quali tappi si possono raccogliere?

- Tappi delle bottigliette di acqua e bibite

- Tappi dei flaconi di detersivi, ammorbidenti, ecc.

- Tappi della Nutella privi del cartone presente internamente
Per ulteriori informazioni è possibile inviare una e-mail all'indirizzo pcarcobaleno@libero.it

mercoledì 2 dicembre 2009

L' Arcobaleno ancora sulla stampa nazionale

A distanza di qualche settimana dalla pubblicazione di un'articolo sulla Protezione Civile Arcobaleno visibile sul portale nazionale del settore, l'associazione torna nuovamente sulla stampa nazionale. Infatti, in un'articolo comparso sul numero 8 della rivista nazionale "La Protezione Civile Italiana", è presente una foto con relativa didascalia di alcuni volontari dell'associazione sansalvese impegnati nella tendopoli di Coppito. Queste pubblicazioni, dimostrano l'ottimo lavoro svolto dai volontari dell'associazione in occasione del tremendo sisma che ha colpito la città de l'Aquila.

domenica 22 novembre 2009

Nuovi gruppi di protezione civile sul territorio

Con deternima del 13 novembre 2009 nr. 184, la regione Abruzzo, ha iscritto nel registro regionale del volontariato di protezione civile il "Gruppo Comunale Protezione Civile di Vasto (CH)" e l'associazione "Ascàri " di Santa Maria Imbaro (CH).

Sul territorio continua la crescita di organizzazioni impegnate nel volontariato di Protezione Civile, un augurio alle nuove organizzazioni è rivolta dalla nostra associazione, vista la conoscenza personale di entrambi i referenti, Eustacchio Francione per il gruppo comunale di Vasto e Camillo Di Rado per l'associazione Ascàri di S. Maria Imbaro. Professionalità ed esperienza contraddistinguono i componenti dei due gruppi, che già vantano diverse esperienze nel settore.

mercoledì 14 ottobre 2009

L'Arcobaleno citata sulla prima rivista online italiana di Protezione Civile

Di seguito riportiamo l'articolo pubblicato su www.sistemaprotezionecivile.it
Diamo il benvenuto all'associazione di protezione civile Arcobaleno. Siamo sempre lieti di poter accogliere nelle nostre pagine i racconti delle attività svolte da chi quotidianamente decide di mettere parte del proprio tempo al servizio del prossimo. Specialmente nel campo della Protezione Civile. Come nostra consuetudine diamo la parola direttamente a loro, in modo che possano presentarsi nel modo più opportuno. Un caloroso benvenuto a tutti i volontari dell'Associazione di Protezione Civile Arcobaleno.
L’associazione di Protezione Civile Arcobaleno con sede a San Salvo (CH) è stata fondata da 12 volontari, con decennali anni di esperienza maturata in altre associazioni di volontariato di Protezione Civile, alcuni giorni prima del tremendo sisma che ha colpito la città de L’Aquila. Nel giro di alcune settimane viene iscritta nel registro delle O.N.L.U.S. e nell’albo delle associazioni di volontariato di Protezione Civile della Regione Abruzzo. Molto importante è stata l’opera di assistenza agli sfollati ospitati lungo la costa del basso Abruzzo e l’opera svolta per quasi 50 giorni nella tendopoli di Coppito. Le attività principali dell’associazione sono il servizio di antincendio boschivo e tutti gli interventi inerenti le calamità naturali (frane, alluvioni, terremoti, ecc.); molto spazio verrà dato alla formazione teorico-pratica dei volontari, in modo da raggiungere elevati standard qualitativi. Attualmente la P.C. Arcobaleno possiede un mezzo 9 posti e prima della prossima estate conta di avere a disposizione anche un fuoristrada allestito con modulo A.I.B. A sei mesi dalla fondazione l’associazione conta ben 32 iscritti, inoltre sono state avviate le pratiche per il riconoscimento della Personalità Giuridica.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina web http://www.pcarcobaleno.blogspot.com/


CONTATTI

Presidente Nicola Di Sciascio


Indirizzo via Tiepolo 24 66050 San Salvo (CH)


articolo tratto da www.sistemaprotezionecivile.it

martedì 6 ottobre 2009

Lettera aperta del Capo Dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso alle popolazioni Aquilane

Oggi è il sei ottobre 2009. Sei mesi dal sei aprile. Sei mesi, che sono un soffio e un’eternità insieme. Un soffio, per chi prepara progetti e li mette in atto, scontrandosi con la realtà dei “tempi tecnici” necessari per fare qualsiasi cosa. Un’eternità, per chi aspetta una normalità che sembra non arrivare mai, costretto a una vita da rifugiato anche se ha scelto di vivere a pochi metri da casa, obbligato a far passare il tempo senza avere il comando dei propri giorni per decidere come viverli. Come capita sempre nella vita, a distruggere basta un attimo, per costruire serve tempo. Una città, un territorio sono come una famiglia, un’impresa, una qualsiasi altra realizzazione sociale dell’uomo. Quando l’amore non è coltivato ogni giorno, quando si lavora oggi senza pensare a domani, quando si sta insieme per motivazioni che un giorno erano chiare, ma sulle quali non si è avuto la prudenza di lavorare, qualsiasi crisi può sfasciare tutto quello che abbiamo costruito, su cui abbiamo scommesso, che abbiamo considerato un bene acquisito una volta per sempre. Le famiglie si dividono, le imprese falliscono. Comincia, inevitabile, una stagione di ripensamenti, spesso di accuse agli altri perché non ci hanno capito, non hanno riconosciuto le nostre ragioni, hanno mandato a rotoli i nostri progetti. Chi resta da solo e senza risorse, chi si ritrova dall’oggi al domani senza lavoro, chi si accorge che il racconto delle proprie esperienze di dramma, col loro strascico di paure e incubi notturni, ottiene un’attenzione sempre minore, distratta, svogliata: sono queste le sole persone che possono capire cosa sono sei mesi nella vita di chi se l’è vista distrutta. Il terremoto, la distruzione: nulla è più come prima, niente lo sarà mai più. Il terremoto parte dalla terra e arriva dentro ciascuno, dentro le famiglie, le comunità, le città, si installa come un ospite non voluto che è impossibile allontanare. Una presenza che cambia peso e intensità col passare dei giorni. I primi sono quelli del lutto, dei soccorsi, dei senzatetto da mettere al riparo. Poi ci sono quelli della solidarietà, tra chi è venuto ad aiutare e chi ha trovato rifugio, dell’accoglienza, della voglia di far festa per ogni piccolo segno di vita buona, come una scuola che riapre o la nascita di un bimbo che diventa simbolo di speranza per tutti. Poi ci sono i giorni duri del tempo che rallenta, delle televisioni che non hanno più inviati, della routine dei campi che si vive con il fastidio crescente di essere come separati, da quei teli blu, dal resto del mondo e dal proprio futuro. Adesso è il periodo del tempo che non passa, perché ogni entusiasmo si è raffreddato, e ogni attesa provoca dolore, perché, costretti dalle cose ad essere realisti, a guardare in faccia la realtà per com’è, arriviamo a non sopportarla più. Anche i fatti positivi che pure accadono intorno a noi sono condivisi con riserva, se riguardano altri e non il proprio futuro. Sono centinaia, dopo sei mesi, le famiglie che abitano case nuove e confortevoli. Sono migliaia i ragazzi che hanno ripreso la scuola spesso in strutture realizzate a tempo di record. Sono sempre meno coloro che ancora non hanno trovato una sistemazione buona almeno per l’inverno. In sei mesi l’Italia intera ha partecipato a realizzare, all’Aquila, strutture che in occasione di altri terremoti non si sono mai viste o hanno richiesto anni per essere completate. La Protezione Civile e tutte le sue componenti e strutture operative, decine e decine di imprese al lavoro, hanno trasformato L’Aquila e i Comuni del cratere in un cantiere aperto giorno e notte per dare casa e servizi a un’intera città disastrata. I primi risultati si vedono, sono concreti, sono reali, ma la realtà, che pure registra record assoluti di tempestività ed efficienza, sembra sempre in ritardo rispetto al tempo della nostra impazienza, della stanchezza che arriva alle ossa perché abbiamo bisogno di un’aria diversa per respirare, senza misurarci ogni istante col tempo che, a seconda dei casi e dei ruoli, si traveste da soffio o diventa eterno sulla nostra pelle. Scrivo queste cose, a sei mesi dalla catastrofe, perché non mi sento ma sono aquilano, non mi sento ma sono terremotato, perché vivo da quel giorno gli stati d’animo, le ansie e anche le speranze di chi vive qui, nelle condizioni che il sisma del 6 aprile ha disegnato. Chi lavora con me da sei mesi, impegnato ogni giorno per rimediare ai guasti del terremoto, vive questa contraddizione di sentire che il tempo, i giorni, sono sempre troppo pochi e troppo lunghi, troppo pochi per arrivare a tutto, troppo lunghi perché non si vede bene la fine del tunnel della precarietà nel quale nessuno, lo abbiamo giurato a noi stessi, deve restare intrappolato. Non siamo terremotati perché il sisma ci ha colpito ma perché abbiamo scelto di esserlo con gli aquilani, siamo venuti da fuori e siamo rimasti, con l’idea forse banale e semplicistica che stava a noi per primi non andarcene, restare e lavorare senza risparmio di energie per dire coi fatti ai cittadini dell’Aquila che non erano soli, che lo Stato c’era e c’è, che il terremoto non ha lasciato nessuno senza percorsi possibili verso un futuro vivibile. Sono andato via dall’Aquila solo quando la tragedia, il disastro, hanno colpito altre parti d’Italia, a Viareggio, a Messina in queste ultime ore. Viaggi da una catastrofe ad altre, da un dolore che conosco ad altre sofferenze e altre amarezze. Per questo non ho bisogno di leggere i giornali, di ascoltare dichiarazioni, di scorrere reportage, di prender parte al gioco inutile delle polemiche per sapere che il nostro compito in Abruzzo non è ancora finito, che dobbiamo mettere in conto ancora giorni e giorni passati lavorando senza badare alla fatica, spendendoci per limare un po’ di tempo all’eternità di chi aspetta e far stare più cose nel soffio di ogni giorno a nostra disposizione. Chiedo al tempo, in questo giorno, di non impedirci di vedere ciò che abbiamo fatto e di gioirne, insieme a quanti per primi sono arrivati a godere dei risultati dell’enorme sforzo che ogni giorno si compie in queste terre. Chiedo al tempo che ci conceda una sua piega, per ricordare quanta strada abbiamo fatto in sei mesi, dai primi soccorsi alle esequie delle vittime, dalla visita del Papa alle decisioni del Governo per far fronte all’emergenza, dal G8 ai piani per le nuove costruzioni, dalle prime case finite a quelle che stanno sorgendo, dai giorni della mobilitazione solidale degli italiani fino all’oggi, che vede ancora migliaia di persone al lavoro, che hanno stabilito con l’Abruzzo e la sua gente un rapporto destinato a durare. Chiedo al tempo, infine, di lasciarci vedere il termine dell’attesa. Abbiamo tutti fame di pace, di cose finite, di impegni assolti. Abbiamo tutti fame di un buon futuro possibile e concreto, da usare con un po’ di libertà. Lo so e lo sento, condivido, resto qui a condividere con quanti ancora devono pazientare. Il giorno in cui daremo una casa all’ultima famiglia che l’aspetta, potremo di nuovo imparare a vivere il tempo nella sua semplicità, considerandolo nostro amico. Resto qui con voi, perché so che quel giorno è vicino e credo in coscienza di aver conquistato il diritto e l’onore di viverlo insieme a voi.

Guido Bertolaso

domenica 4 ottobre 2009

Oltre 20 volontari dell'Arcobaleno alla Marcia della Pace a San Salvo

Nella giornata di oggi 4 ottobre, 20 volontari della Protezione Civile Arcobaleno hanno partecipato alla settima edizione della Marcia della Pace organizzata dal Comune di San Salvo. La manifestazione ha visto la partecipazione delle associazioni, delle amministrazioni locali, delle scuole, delle autorità locali e di molteplici cittadini e bambini. L'importanza di questo evento sta nella sensibilizzazione che questa manifestazione vuole avere sui bambini su temi molto importanti e dal quale l'associazione non può esimersi.

nella foto alcuni volontari intervenuti

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